Distrubo ossessivo


TRATTO ED ADATTATO DA ARTICOLO PUBBLICATO IL 10.10.2012 SU RIMINI DONNA,

RD EDITORE DA RIMINI COMUNICAZIONE SRL

scritto dal Dr. Andrea Ronconi Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo "Dubbi ed Ossessioni di Controllo"

 

Tutti ci siamo trovati, almeno una volta, nella situazione nella quale dopo aver chiuso frettolosamente il portone di casa ci siamo allontanati per poi ritornare indietro a verificare l’effettiva chiusura.

 

Ci sono anche persone che periodicamente rompono le chiavi da quanta forza ci mettono nel gesto di chiudere il portone e per esserne certe di averlo fatto. Come se l’intensità della preoccupazione di non chiudere bene richiedesse altrettanta energia e forza fisica per farlo.

 

Normalmente, la percezione di sicurezza nel aver compiuto bene o meno una certa azione è sostenuta dalle capacità dell'attenzione e dalla fiducia che attribuiamo alla nostra memoria rispetto a ciò che abbiamo appena fatto.

 

Nelle persone che soffrono di un disturbo d’ansia e nella fattispecie di un Disturbo Ossessivo Compulsivo queste capacità ed evidenze percettive non sono per nulla sufficienti a rassicurarle, impedendo loro di pensare e fare altro.

 

Questi dubbi oltre a portare con sé forte disagio emotivo, sono tanto potenti da bloccare la persona in lunghi ed inutili rituali che, si autoalimentano quando il Disturbo D’ansia è conclamato.

 

Saper accettare un certo grado d’incertezza sembra costituire un requisito di base per vivere con serenità la vita di tutti i giorni. Per molte persone questo sembra essere inaccettabile, aumentando di fatto il disagio emotivo e condizionando negativamente la qualità dell’esistenza.

 

Nell’adattamento alle diverse situazioni e durante tutto l’arco della vita, i dubbi possono aiutare a ponderare la definizione di una decisione importante e tutelarci dalle conseguenze legate a una scelta fatta d’impulso, sull’orda delle emozione del momento.

 

Quando i dubbi però sono eccessivi si accompagnano a sofferenza psichica, bloccando anche la realizzazione delle attività più semplici. Chi, per esempio, è ossessionato dallo sporco può lavarsi le mani con sostanze detergenti tante volte da rovinarsi la pelle, oltre a soffrirne e perdere una gran quantità di tempo.

 

Queste persone spesso arrivano in ritardo agli appuntamenti o proprio non si presentano affatto, a causa di questi rituali compulsivi.

 

Le ossessioni e l’ansia che rispecchia il grado di minaccia percepita determinano un evitamento che si estenderà a macchia d’olio coinvolgendo una serie di esperienze la cui realizzazione, prima del disturbo,  non costituiva alcuna difficoltà.

 

Le preoccupazioni eccessive (legate allo sporco, ai dubbi, al paura di essere contagiati, ecc.) per definizione sono percepite come intrusive e si presentano persistentemente nella mente della persona che ne soffre caratterizzandosi come vere e proprie ossessioni.

 

Le ossessioni consistono nella "rimuginazione"  (ripetizione) eccessiva di pensieri, immagini o impulsi anche insignificanti che sono fuori da ogni controllo.

 

Dalle ossessioni derivano le  compulsioni, cioè comportamenti ripetitivi  come controllare ripetutamente se è stata chiusa la porta di casa, lavarsi le mani, riordinare, ecc.

 

Le compulsioni possono essere anche delle azioni mentali, per esempio contare, pregare, ripetere formule mentalmente, messe in atto per ridurre il disagio e l'ansia provocati dalle ossessioni stesse.

 

Le compulsioni sono il tentativo di neutralizzare le sensazioni spiacevoli delle intrusioni e dei dubbi ossessivi e ridurre la probabilità che ciò che teme si verifichi.

 

L’interpretazione errata dei pensieri intrusivi porta a una valutazione catastrofica e terrificante della loro stessa presenza.

 

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo rappresenta in realtà uno spettro molto ampio di sintomi mentali e comportamentali.

 

Il modo migliore per aiutare queste persone è proporgli di rivolgersi da un bravo specialista, fare un’adeguata diagnosi e un opportuno programma di trattamento.

Nelle situazioni meno gravi una psicoterapia potrebbe bastare per diminuire prima, eliminare poi, le compulsioni e le ossessioni.

 

Il paziente con l’aiuto dello psicoterapeuta apprenderà, gradualmente, a percepire gli effetti delle ossessioni, in maniera sempre meno ansiogena e senza mettere più in atto compulsioni.

 

Con le esposizioni terapeutiche alle situazioni temute, diminuiranno il disagio e la paura.

 

Più avanti nel trattamento, la sovrastima della minaccia nel pensare o fare certe cose sarà trasformata in una valutazione più realistica e meno catastrofica, per es: “è altamente improbabile che ciò temo si verifichi e comunque le conseguenze non sarebbero tragiche e catastrofiche, ma semplicemente fastidiose o relativamente spiacevoli”.

 

La ricerca sull’efficacia indica che mentre l’aggiunta della psicoterapia cognitivo-comportamentale alla somministrazione di farmaci consente di raggiungere risultati migliori rispetto al solo utilizzo di questi, aggiungere i farmaci a una psicoterapia non né migliorerebbe né peggiorerebbe l’efficacia.

 

Quindi la psicoterapia può essere proposta anche a quegli individui con Disturbo Ossessivo e Compulsivo che sono rimasti sintomatici nonostante la farmacoterapia.